domenica 15 luglio 2007

Leggi elettorali, referendum e conservatorismo casareccio

Le riflessioni che Luigi ha incluso nella lettera al Presidente Geremicca hanno ispirato anche a me alcuni pensieri che mi permetto di aggiungere a quanto è stato già detto.

Da più parti si propongono nuove legislazioni che vadano da un lato a ridurre i privilegi e i costi della politica, dall'altro si auspica un rinnovamento che però non arriva mai, visto che è dall'epoca di Tangentopoli che non avviene un sostanziale ricambio generazionale.

Mi domando però come mai si debba sempre parlare di leggi, leggine e decreti e non si veda mai un esempio concreto di politici che si fanno da parte per sostenere l'ascesa di generazioni nuove. Che democrazia è questa, se i cittadini sono costretti a votare senza poter nemmeno scegliere il proprio rappresentante? Come può un giovane crescere se non lavorando in autonomia per costruire la propria credibilità politica?

L'attuale sistema stimola esclusivamente la creazione di queste grandi aggregazioni (o alleanze multipartitiche molto eterogenee) che hanno mostrato il loro limite nel fatto che pur garantendo una generica stabilità, non riescono comunque a produrre quelle scelte forti di cui il paese ha disperato bisogno.

Il referendum è una possibilità importante per riequilibrare la situazione a favore dei cittadini. Personalmente credo che il sistema elettorale così com'è avrebbe bisogno di ben più ampie riforme. Si discute sempre delle alternative tra sistema maggioritario o proporzionale con sbarramenti. Penso che l'alternativa, così com'è posta, sia sbagliata. In effetti entrambi i sistemi - in principio - funzionano, garantiscono stabilità ed evitano lo spezzettamento della rappresentanza politica. Il problema è evitare i "bizantinismi", le "correzioni all'italiana" che porterebbero squilibri e difficoltà di funzionamento. Naturalmente evitando la possibilità per i candidati di presentarsi in più collegi, ovviamente dando la possibilità all'elettore di scegliere il candidato e il partito.

Non è molto difficile immaginare un Parlamento nazionale con una Camera alta con 300 o 400 deputati e un Senato, con massimo 100 rappresentanti, eletto su base regionale che si occupi di legiferare solo su alcune materie. Naturalmente il sistema deve essere identico per entrambe le Camere, senza correzioni proporzionali o premi di maggioranza che servono a poco se alla base c'è un sistema che funziona. È tutto molto semplice, quasi banale e non c'è da essere costituzionalisti di grido per partorire queste soluzioni che andrebbero a riflettere quello che avviene da anni (se non secoli) nelle altre democrazie europee. Eppure non ci si riesce ad accordare e si litiga se lo sbarramento deve essere al 3 o al 5%. Non è questo quello che interessa agli italiani, credo.

Siamo sfiduciati. Qui non basta più la buona volontà, ma c'è bisogno di scelte. Punti programmatici da attuare per il bene del paese in tempi rapidi e soprattutto politici che diano un esempio positivo lavorando e producendo dei risultati che possano tangibilmente migliorare la qualità della vita dei cittadini. Ci auguriamo che qualcuno riesca ad ascoltare queste istanze di rinnovamento.

Mario de Riso di Carpinone

PS: si è parlato di questo ed altro nel corso della Summer School frequentata da Luigi. Ci occuperemo di questi ed altri temi nei prossimi giorni. Ne vedremo delle belle! :-)

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