venerdì 19 ottobre 2007

Ma siamo la bella addormentata nel bosco o quei professionisti con “le palle “che diciamo di essere?

Cari amici,
i natali del Partito Democratico in Campania hanno deluso le aspettative dei tanti che si attendevano un rinnovamento, non solo di facciata, ma anche nella sostanza della composizione politica. Si auspicava la nascita di un partito aperto alle istanze della società civile, ma i “soliti noti” hanno serrato le fila e, com’era prevedibile, non hanno permesso l’ingresso nel Partito di forze nuove, lontane dalle consuete e logore logiche clientelari e politiche.

Anch’io ho provato ad inserirmi nella dialettica e nella composizione del nuovo PD campano per portare energie nuove e il mio impegno personale. Credevo – e a maggior ragione ritengo oggi, dopo averci attivamente lavorato – di poter portare idee nuove alla politica regionale e il contributo di persone ricche di entusiasmo e di esperienze diverse.

La mia scelta di non proseguire nella candidatura alla segreteria regionale ha fatto credere ad alcuni che io sia rimasto deluso per non essere riuscito a realizzare il mio progetto. La verità è un’altra, in quanto ero ben conscio che la mia era una provocazione, una proposta difficilissima da realizzare in così poco tempo e con così pochi mezzi a disposizione.

Oggi provo due sentimenti forti.

Da un lato sono molto deluso nel vedere che tante delle forze che hanno agito con entusiasmo e impegno genuino siano state usate solo come “portatrici di acqua”. Queste persone, dopo aver aiutato i “soliti noti”, torneranno nel loro stato di quiescenza e il loro impegno positivo verrà meno. È un’amarezza forte che vedo riflessa negli occhi dei tanti amici conosciuti negli ultimi mesi, che hanno lavorato per anni a questo progetto e alla fine ne sono rimasti fuori. Sacrifici e passione letteralmente gettati via nella spazzatura per difendere interessi precostituiti.

Poi sono arrabbiato. Continuo ad esserlo e ancor di più lo sono, dopo aver seguito riunioni e ascoltato i proclami di coloro i quali, facendo già parte del disastrato sistema politico campano, si sono travestiti come innovatori e riformatori: a sentir loro sono gli unici in grado di cambiare la Campania perché sanno già come e dove agire.

Desidero menzionare un incontro che ho avuto giovedì 11 ottobre con l’Assessore al Turismo del Comune di Napoli, Valeria Valente.

L’Assessore ha fatto il suo discorso elettorale, accennando brevemente al problema rifiuti, affermando che la classe politica campana era stata oggetto di critiche ingiuste per la scelta “coraggiosa” di far partire un ciclo integrato dei rifiuti, al contrario di altre regioni che utilizzano ancora le discariche. Casualmente ho avuto modo di parlare con la Signora al termine dell’incontro, facendole notare di essere stato poco convinto dalle sue parole, in quanto ho sostenuto che, dopo 13 anni di emergenza, mi sembra semplicistico liquidare la questione in questi termini.

La Valente ha spiegato quali erano i motivi dei ritardi, biasimando i mancati accordi nella maggioranza di governo o il potere della criminalità organizzata che controlla le discariche ma, naturalmente, sostenendo che ora si era sulla strada giusta per uscire dalla emergenza. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Continuo ad asserire che non mi piace, comunque, l’atteggiamento di chi afferma che le colpe sono sempre altrui (certamente non sono dell’Assessore Valente la quale ha altre competenze) senza però trovare un responsabile per le mancanze che sono sotto gli occhi di tutti.

A queste persone non è chiaro che un politico risponde alla società civile, anche e soprattutto in termini di responsabilità, e reagiscono sempre molto infastiditi se pungolati ed inchiodati alle loro carenze.

I cittadini viceversa, sono accusati di fare antipolitica, di essere sfascisti e qualunquisti e di non capire che a governare deve esserci chi lo sa fare. Delusione, rabbia, ma non scoraggiamento: ecco quali sono i sentimenti che provo oggi, anzi la mia voglia di fare è rimasta immutata, se non accresciuta.

Nelle ultime settimane, ho avuto modo di conoscere dei seri professionisti che hanno lavorato attivamente per la costituzione del Partito Democratico i quali, alla fine, ne sono però rimasti fuori per scelta propria, in quanto in Campania hanno visto nascere non un partito nuovo, ma un altro nuovo partito!

Tali professionisti affermano che una volta entrati nelle maglie del sistema partitico, la politica si riduce solo a strategie di scambio di voti e favori, in applicazione della filosofia del do ut des. La loro scelta è quindi quella di rimanere all’esterno e di lavorare per risvegliare la coscienza della società civile attraverso blog, riunioni, convegni e pubblicazioni. Affermano di ottenere risultati più concreti in questo modo, che non incardinati nella struttura partitica.

Sotto certi aspetti, condivido anch’io questa strategia, infatti non per nulla dedico tanto tempo allo sviluppo e alla crescita del centro culturale.

Però a loro, e a tutti gli altri, voglio dare un consiglio: scendete, scendiamo tutti in campo e mettiamoci in gioco nella politica campana!

Da un lato vi sono professionisti e persone di buona volontà che tentano di risvegliare le anime della società civile campana con i loro convegni e dall’altra vi sono i “soliti politici campani” che prendono accordi e stringono patti di clientelismo con un’altra parte della società civile.

Con l’acquiescenza non si romperà mai quella rete di interessi che si è creata in Campania: i “soliti noti” rimarranno al potere anche dopo le prossime tornate elettorali, questo mentre la classe dirigente continuerà a predicare che queste persone non sono in grado di assicurare la crescita della Campania.

Ebbene è ora che questa parte della società si attivi realmente e che inizi a dialogare con le persone, senza temere i giudizi della gente. In fondo non c’è nulla da perdere in quanto si tratta spesso di professionisti affermati, inseriti appieno nella società civile e non legati alle logiche di potere campano attuale. Il loro scopo è solo quello di perseguire e realizzare un sogno.

La mia delusione non è stata quella di non essermi candidato dopo soli 10 giorni di programmazione, ma piuttosto potrà derivare dal fatto di vedere tali intelligenze parlarsi addosso e non rivolgersi realmente alla società civile.

Da buon presidente di questo centro culturale mi va sempre di pensare ad alta voce e ipotizzo una ricetta, l’ennesima, per uscire dall’impasse di tale situazione.

La Campania necessita di una “struttura” sul territorio campano (che conglobi e dia supporto anche a centri come il mio) che sia in grado di unire i tanti professionisti e intellettuali campani che desiderano realmente modernizzare e cambiare la vita nel nostro territorio, svincolati dalle forze politiche campane e con il reale desiderio di rilanciare la dialettica politica regionale.

Tale “struttura” dovrà portare avanti alcuni punti strategici attraverso una corretta pianificazione e programmazione:

Dovrà prepararsi alle prossime elezioni regionali (ci sono due anni e mezzo di tempo e non 10 giorni com’è avvenuto al momento in cui ho deciso di lanciare la mia candidatura!) creando una lista civica e lavorando alla ricerca di potenziali candidati alla carica di Governatore della Regione.

Bisogna andare a colpire il “sistema” già da ora. Si deve iniziare ad indebolire la struttura esistente attraverso le regole democratiche: realizzando studi e relazioni sui problemi reali della gente, aprendo quindi un dialogo con Roma e Bruxelles, presentando dossier che presentino la realtà per quello che è, guardando a come (non) si utilizzano i fondi strutturali in Campania, all’emergenza rifiuti, a Bagnoli, alla Tirrenia la prima flotta navale d’Europa interamente costituita da personale campano, il cui futuro è oggi molto incerto, ecc.

Soltanto scavalcando il pantano campano, presentando studi e ricerche direttamente all’interno delle Istituzioni è possibile ottenere risultati concreti.

VivaCampaniaViva continuerà nell’azione sia per risvegliare la società civile, sia per pungolare le forze sane, positive e sincere della Campania affinché facciano di più per tutti noi!

Ribadisco: non bisogna avere timore di confrontarsi con “l’armata” dei partiti! Sono meno forti e organizzati di quanto possa sembrare. Pensate all’enormità che è stata fatta quando sono state erroneamente presentate le liste al comitato regionale campano del PD senza rispettare la regola dell’alternanza uomo/donna: un errore madornale, segno della solita inefficienza e superficialità.

Inoltre se è vero che il Partito Democratico ha portato tanta gente nei seggi a livello nazionale, non si può dire lo stesso per quanto riguarda la Campania. L’affluenza alle urne in Regione è stata scarsa, segno che la società civile sta ancora aspettando quel rinnovamento cui da anni anela.

Già i risultati di queste primarie hanno dimostrato due delle mie tesi: da un lato l’affluenza bassa vuol dire disaffezione verso i personaggi politici proposti e i metodi adottati. Dall’altro, l’armata dei soliti noti non è stata invincibile, nonostante gli avversari politici non abbiano fatto null’altro che sbandierare il vessillo dell’anti-bassolinianismo, senza proporre sostanzialmente nulla di nuovo nel quadro politico campano.

Da troppi anni ci sentiamo soffocare, abbiamo bisogno di ossigeno!

Prima di terminare questa mia ennesima riflessione ad alta voce, voglio ancora una volta ringraziare di vero cuore il Presidente Andrea Geremicca che martedì 16 ottobre, durante un cordiale incontro che ha avuto con me e Mario, ha speso parole di incoraggiamento affermando che i contenuti del nostro blog sono validi e da apprezzare!

Mi sento sempre lusingato (e ammetto di vantarmene!) nel ricevere i complimenti da parte di una personalità dello spessore del Presidente Geremicca.



Luigi Esposito

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