sabato 19 maggio 2007

Campania:i siti idonei alternativi per le discariche esistono!!!

In relazione all’emergenza rifiuti in Campania, il Consiglio dei Ministri, nel mese di Maggio 2007, ha emanato un decreto legge ad hoc per la risoluzione della questione entro la fine dell’anno.
Il decreto localizza in ciascuna provincia una discarica, attribuendo ai Presidenti delle Province le funzioni di subcommissari.
Per far fronte all'emergenza rifiuti in Campania sarebbero quattro i siti, individuati dal decreto, da destinare ad altrettante discariche: Svignano Irpino (Avellino), Terzigno (Napoli), Sant'Arcangelo Trimonte (Provincia di Benevento), Serre (Salerno). Per quest'ultimo l'utilizzo è consentito fino alla realizzazione di un nuovo sito idoneo individuato dal Presidente della Provincia di Salerno. La situazione, però, non sembra destinata a rimanere tranquilla, come nel caso, ad esempio, della discarica che verrà realizzata a Terzigno, nel cuore del Parco nazionale del Vesuvio.
Ma davvero non vi sono siti alternativi più congeniali?
Durante la conferenza stampa sui siti alternativi a Serre organizzata dall’Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia, Sabato 12 Maggio 2007 alle ore 11.00, presso la sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, sono intervenuti il prof. Giovan Battista de Medici, Ordinario di Geologia applicata, il prof. Franco Ortolani, Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del territorio, il prof. Benedetto De Vivo, Ordinario di Geochimica Ambientale del Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Napoli "Federico II", l'avvocato Gerardo Marotta, Giacomo Buonomo del Centro Studi e Coordinamento della partecipazione democratica, il prof. Nicola Capone.
Il prof. Giovan Battista de Medici, dopo aver denunciato in Conferenza stampa il fallimento della gestione politica, economica e sociale dello Stato centrale in 13 anni, ha indicato le mappe dei siti alternativi consegnate ai Ministeri competenti e al Commissariato di Governo nel mese di Febbraio 2007; ha precisato che ad oggi attende ancora una risposta.
Gli esperti de Medici e Ortolani hanno lavorato con la struttura commissariale di Bertolaso e la Prefettura, individuando siti idonei e alternativi ma, per motivi di pura fretta dettata dalle logiche dell'emergenza, si continua a preferire le cave che dovrebbero invece essere rinaturalizzate dalle imprese di estrazione.
In conferenza il professore ha detto che il giorno 11 Gennaio 2007, insieme ad altri delegati dell’Assise di Palazzo Marigliano e del Comitato allarmi rifiuti tossici, fu convocato alla Prefettura di Napoli dal commissario Bertolaso e dal suo vice la dottoressa Di Gennaro, che gli chiesero di collaborare con la struttura commissariale, cosa che è avvenuta per i due mesi successivi, a titolo puramente gratuito.
Il professore de Medici ha partecipato a tutte le conferenze di servizio, e come tali registrate, svolte in Prefettura a Napoli e presso la sede della Protezione Civile di Roma.
In tali incontri, soventemente, erano presenti i rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, nelle persone dei Capi di Gabinetto e i Vicecapi di Gabinetto, i rappresentanti di Legambiente, i rappresentanti dell’Apat, Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici, il WWF e, in alcune riunioni iniziali, anche i delegati della Provincia di Salerno.
La prima domanda che il professore de Medici ha posto alla “struttura Bertolaso”, e che pone ancora tutt’oggi, è perché la “struttura Bertolaso” considera esclusivamente le cave dismesse?
Un Commissario Straordinario, che ha ampi poteri, ha anche la libertà e la facoltà di poter individuare siti idonei tali da preservare le caratteristiche geologiche, ambientali, paesaggistiche e turistiche del nostro territorio campano.
In Campania, prosegue il professore de Medici, le cave sono quasi tutte in mano alla camorra e che sono state abbandonate in situazioni disastrose anziché essere messe a posto dagli stessi coltivatori delle cave.
Un piano di coltivazione sulla cava comprende l’inizio, lo sfruttamento e dopo la messa a posto definitiva della cava stessa con la riqualificazione della cava, che non spetta allo Stato o al Governo Regionale, ma spetta a coloro che hanno rovinato la tal zona.
Un altro aspetto cruciale da sottolineare è che quasi tutte le cave sono in materiale calcareo e lapideo cioè geologicamente non si prestano minimamente all’utilizzazione di una discarica e soprattutto ad una discarica di immondizia per rifiuti.
La maggior parte di queste cave (Eboli, Dugenta ecc.) sono tra l’altro in materiali non argillosi, il che significa, praticamente, che bevono percolato e che quindi bisogna fare dei trattamenti speciali per sistemarle.
Il professore ha evidenziato anche il caso di Dugenta che è addirittura in falda, cioè la falda idrica è affiorante in quanto con lo scavo si è arrivati in falda. Ci sono dei laghetti nei quali si dovrebbe poi mettere l’immondizia.
Il professore non ha ancora ottenuto risposte da parte della struttura Bertolaso a queste domande.
Inoltre, per evitare scelte non idonee, perché non è stata interpellata l’Apat, presente alle riunioni, per l’individuazione dei siti più idonei?
Anche a questa domanda non vi è la risposta.


La struttura Commissariale presentava, di volta in volta, al professore il ventaglio dei possibili siti, tra cui Serre, destinati a discariche che, puntualmente, dopo le visite in loco, venivano scartati dal professore de Medici perché inidonei.
A proposito di Serre, il dottor Sauli, consulente della struttura Bertolaso, ebbe a dire che quella zona sarebbe stata sfruttata solo per un paio di anni senza però garantire, successivamente, la possibilità di un pieno recupero dell’originario splendore naturalistico.
Il professore allora, dopo aver fatto numerosi sopralluoghi, a proprie spese e con il suo staff, sul territorio campano, indicò alla struttura Bertolaso, nel mese di Febbraio 2007, i siti idonei per le discariche: per le province di Salerno, Benevento e soprattutto Avellino, fece riferimento alle aree attorno a Vallesaccarda, Vallata, Macedonia e Bisaccia, aree che si sarebbero messe a norma nel giro di 20 giorni.
Sia i coordinatori del Ministero dell’Ambiente sia i dirigenti dell’Apat appoggiarono le scelte del professore de Medici che, tuttavia, non furono considerate in quanto la struttura Bertolaso, nella persona della dottoressa Di Gennaro, asseriva di essere pronta, dal punto di vista amministrativo, ad intervenire su Serre di Persano.
Il professore continuò, avallato dal collega Ortolani, a ribadire alla dottoressa Di Gennaro che Serre di Persano non era idonea come area di discarica anche per motivi ambientali in quanto si creava una discarica in una zona prossima al fiume Sele e che dista 500 metri da un’oasi naturale che deve essere salvaguardata.
Alla discussione che il professore de Medici ebbe con la dottoressa Di Gennaro era presente anche il dott. Pizzi, Capo della struttura geologica della Protezione Civile.
Il professore asseriva invece che le aree da lui individuate erano estese per chilometri quadrati, presentando situazioni ideali non solo dal punto di vista ambientale e geologico, ma anche strategico perché servite da una serie di superstrade interne già utilizzate dai camion che trasportano le enormi pale eoliche nei campi eolici e che quindi risultano facilmente percorribili dai camion dei rifiuti.
Se non bastasse i campi, utilizzati per l’energia eolica, sono già liberi da vincoli amministrativi e quindi immediatamente utilizzabili.
Ovviamente le argomentazioni del professore de Medici sono rimaste senza risposta.
Un altro aspetto della vicenda non chiaro è relativo alla indicazione del sito di Sant’Arcangelo Trimonte di cui non si era mai fatta menzione e che, tra l’altro, viene indicato in provincia di Benevento, pur appartenendo alla provincia di Avellino.


Ancora oggi al professore de Medici non è chiara la ratio che ha spinto a scegliere aree protette come aree di discarica.
Bisogna ricordare, inoltre che in Campania ci sono quasi 1000 cave abusive. L'Ordine campano dei Geologi ha dichiarato che è stata stravolta la morfologia di interi versanti. Il presidente Russo sostiene che in 21 anni di assenza di norme legislative relative alla pianificazione e alla gestione delle attività estrattive in Campania, sono stati causati danni all'ambiente con abusi, manomissioni ambientali, prelievi incontrollati, uso di siti di cava per sversare rifiuti tossici e quanto altro.
Per tutta risposta il 17 Maggio 2007 esce la seguente notizia sulle Ecoballe da depositare nelle cave abbandonate della Campania:
“Dall’assessorato ai Lavori pubblici, per tutta risposta, il giorno 17 Maggio 2007, arriva un sì. È quello pronunciato da Enzo De Luca che ha avuto un incontro con il Dipartimento Nazionale della Protezione civile, con il Commissariato all’emergenza rifiuti e con quello alle bonifiche. Il risultato? Il via libera all’utilizzo delle 104 cave abbandonate in Campania (oltre 26,5 milioni di metri cubi)!!!!!!”
Intanto, sempre nel mese di Maggio 2007, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha assegnato altri 80 milioni di euro alla struttura commissariale di Bertolaso.
Continueremo a seguire la “Questione rifiuti in Campania” postando i nostri articoli sul blog al sito: http://vivacampaniaviva.blogspot.com/

Luigi Esposito

2 commenti:

Cima ha detto...

Bel post.

A.I.U.T.O.

IlPizzino ha detto...

Ottima iniziativa.