venerdì 18 luglio 2008

L’Italia nelle mani della lobbycrazia

Le ultime elezioni hanno palesato un nuovo assetto politico dell’Italia, repubblica parlamentare a democrazia indiretta dove il potere è esercitato da rappresentanti eletti dal popolo (il parlamento). Come è noto, con la vigente legge elettorale le liste dei candidati sono chiuse e le graduatorie imposte direttamente dai partiti. I cittadini, pertanto possono eleggere solo i candidati già preselezionati. Vari indizi evidenziano che i vertici dei partiti dominanti sono sempre più “condizionati” dai detentori di capitale, che controllano l’economia e i mass media e che costituiscono il sistema di comando di un gruppo ristretto di persone che impongono il loro volere in base al potere derivante dalle loro ricchezze. Ne discende che le scelte degli elettori sono già incanalate da “poteri forti-lobbies” che, di fatto, comandano imponendo persone di loro fiducia negli organi dirigenti dei partiti a livello nazionale e regionale e tra i candidati al parlamento e alle assemblee elettive locali. Conseguentemente, gli eletti al parlamento dipendono dalle Lobby e non dai rapporti con i cittadini.
Il territorio è diventato così ostaggio degli interessi delle lobbies. I rappresentanti eletti dal popolo sono obbligati (se vogliono continuare ad avere un ruolo e aspirare ad un nuovo incarico) a portare avanti azioni utili agli interessi generali delle lobbies anche se tali iniziative risultano dannose per l’assetto socio-economico del territorio nel quale sono stati eletti e dei cittadini che li hanno votati.
La legge elettorale sembra avere preso spunto dalla organizzazione della lobby personale di Berlusconi caratterizzata dall’accentramento nelle mani del leader del potere di comandare e indicare le persone da candidare al parlamento e alle assemblee elettive locali.
L’espressione democratica dei cittadini, sancita dalla costituzione, è limitata solo al voto e non alla scelta dei candidati. Di conseguenza, gli elettori votando per i candidati imposti dai partiti individuano le lobbies che governeranno.
E’ evidente che in tale quadro le Associazioni di Cittadini, che esprimono liberamente le loro volontà, sono mal viste e contrastate dalle lobbies e dai mass media ad esse asserviti.
Solo nei giorni delle votazioni, poco prima e subito dopo, si celebra l’affermazione formale della democrazia consistente nell’esercizio del voto; in tali occasioni sembra che tutto il conseguente governo della nazione dipenda veramente dai candidati eletti dai cittadini che hanno votato. Le esperienze degli ultimi anni hanno dimostrato che con il voto il ruolo dei cittadini finisce e non vi è stata più possibilità di interagire con coloro che, eletti, sono entrati a far parte della “casta di governo”; questi ultimi, infatti, hanno agito prevalentemente come esecutori degli ordini che sono stati imposti dalle lobbies.
Dopo le elezioni il governo di turno ha agito sostanzialmente per fare gli interessi economici delle lobbies. Conseguentemente sono passati in secondo ordine gli interessi dei cittadini che hanno votato sperando in un miglioramento della loro situazione.
Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno evidenziato che a fine legislatura, o prima nel caso di caduta del governo, i cittadini “deboli” che hanno contribuito ad eleggere la maggioranza di governo sono ciclicamente rimasti insoddisfatti dell’attività governativa del raggruppamento partitico da essi appoggiato elettoralmente; il governo, infatti, durante il suo mandato, ha curato gli interessi delle lobbies non coincidenti con gli interessi dei cittadini che, inconsapevolmente, costituiscono la “mucca che deve essere munta”. A fine legislatura i cittadini “deboli” si sono resi conto che la loro situazione è peggiorata proprio durante il governo della coalizione partitica che essi hanno appoggiato; si sono accorti che con il governo precedente le loro condizioni economiche erano leggermente migliori. Di conseguenza alle successive elezioni hanno votato per il raggruppamento partitico di opposizione (che precedentemente era già stata maggioranza). Sembra, quindi, che da vari anni la lobbycrazia parassitaria, trasversale partiticamente, abbia determinato un continuo peggioramento delle condizioni socio-economiche del paese; ad ogni scadenza elettorale i cittadini deboli si sono resi conto che l’opposizione, quando governava in precedenza, aveva garantito un assetto socioeconomico migliore. Ad ogni scadenza elettorale sembra che si siano ripetute le stesse considerazioni; ne discende che anche in futuro chi governerà avrà molte probabilità di venire poi momentaneamente mandato all’opposizione, alternativamente. L’attuale legge elettorale è funzionale alla lobbycrazia e non sarà cambiata specie ora che le tradizionali forze politiche della sinistra e i rappresentanti dei cittadini più deboli sono di fatto emarginati. Con tale andazzo, in assenza di partecipazione politica dal basso e di controllo democratico continuo da parte dei cittadini, è prevedibile che le condizioni socio-economiche ed ambientali del Paese peggioreranno progressivamente; le lobbies, invece, si arricchiranno ancora agendo come una sanguisuga che continua ad ingrossarsi succhiando il sangue fino a quando l’organismo da essa sfruttato deperirà irreversibilmente.

14 luglio 2008
Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II

Lobbycrazia e scandalo rifiuti in Campania

Vari indizi evidenziano che i vertici dei partiti dominanti e i governi sono sempre più “condizionati” dai detentori di capitale, che controllano l’economia e i mass media e che costituiscono il sistema di comando di un gruppo ristretto di persone che impongono il loro volere in base al potere derivante dalle loro ricchezze.
Lo scandalo rifiuti in Campania rappresenta emblematicamente il frutto deleterio del comando della lobbycrazia in Italia. Un’analisi scientifica degli avvenimenti che hanno caratterizzato i 14 anni di “gestione” dello scandalo rifiuti evidenziano chiare responsabilità dei governi nazionali e di imprese di livello nazionale e a cascata dei livelli amministrativi regionali con il necessario coinvolgimento di imprese locali di vario tipo. Il ruolo fondamentale avuto dai governi nazionali è testimoniato dal fatto che tutte le ordinanze del Presidente del Consiglio e del Commissario di Governo di turno relative all’emergenza rifiuti iniziano sempre con la frase “Visto l’art. 5 della Legge 24 febbraio 1992, n. 225”.
Anche la n. 3639 del 11 gennaio 2008 “Disposizioni urgenti per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per consentire il passaggio alla gestione ordinaria” con la quale è stato nominato Commissario di Governo il Dr. De Gennaro si è basata sulla legge n. 225 “Istituzione del servizio nazionale della protezione civile” che ha come fine la tutela dell’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi. Si evince che l’emergenza rifiuti degli ultimi 14 anni si è basata sulla obbligatoria e continua persistenza dello “Stato di emergenza” nel territorio regionale che ha autorizzato il Presidente del Consiglio dei Ministri di turno a ricorrere al “potere di ordinanza” avvalendosi di “commissari delegati” ai quali sono stati conferiti poteri straordinari da usare in deroga alle leggi vigenti, come risulta dalle varie ordinanze emesse nelle quali sono contenute le indicazioni delle principali norme a cui si poteva derogare con le debite motivazioni. Si sottolinea che solo se si verificano le condizioni previste all'articolo 2, comma 1, lettera c della legge 225 (tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi), il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, può deliberare lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale in stretto riferimento alla qualità ed alla natura degli eventi. Riflettendo scientificamente su quanto accaduto, si prospettano due soluzioni. Una prima soluzione, buonista, impone di credere che per 14 anni lo Stato Italiano, impiegando poteri speciali, non sia riuscito a risolvere il problema della raccolta e smaltimento dei rifiuti in Campania. Ciò sarebbe stato possibile solo se i poteri speciali fossero stati sistematicamente attribuiti da Presidenti del Consiglio dei Ministri incapaci di controllare l’operato delle persone, di loro fiducia, rivelatesi sempre assolutamente non idonee a risolvere l’emergenza rifiuti. Un’altra soluzione, sconcertante, si basa sulla possibilità che si sia fatto un malizioso e improprio uso (da parte dei vari governi nazionali succedutisi dal 1994 e di potenti imprenditori che hanno realizzato i vari interventi) del contenuto della legge 225 del 1992 per ottenere benefici a scapito dei cittadini campani. In particolare sarebbe stato artatamente mantenuto in vita uno stato di emergenza con la conseguente necessità di intervenire con poteri speciali.
Per dare una idea efficace dell’appetibilità dei poteri speciali basta ricordare che se un sindaco spende denaro pubblico senza seguire le leggi che regolamentano la spesa pubblica finisce rapidamente sotto inchiesta e viene riconosciuto colpevole subendo le conseguenze previste dalle vigenti leggi. Il commissario di governo di turno, in relazione all’emergenza rifiuti in Campania, può spendere milioni di euro di pubblico denaro senza i vincoli imposti dalle leggi ordinarie. In altre parole può spendere cifre molto consistenti ricorrendo ripetutamente a trattative dirette; è autorizzato ad agire fuori legge da un sotterfugio usato spregiudicatamente dal governo nazionale.

Gli avvenimenti degli ultimi mesi forniscono dati per un serio ragionamento teso a definire il quadro nel quale si sta concludendo la disastrosa emergenza rifiuti, ormai diventata “scandalo rifiuti”. Il 5 luglio 2007, nel pieno dell’ennesima crisi ambientale con i rifiuti accumulati lungo le strade, sistematicamente incendiati da ignoti, è stata emanata la legge n. 87 che doveva salvare definitivamente la Campania in quanto conteneva l’individuazione delle discariche da realizzare tassativamente. Il Prefetto Pansa ha sostituito il Dr. Bertolaso come Commissario di Governo con il dovere di attuare la legge n. 87. Per sei mesi Pansa non ha attuato la legge e alla fine del 2007 ha proposto vari siti (non inseriti nella legge 80/07) da usare come discariche. Molti siti, considerata la loro reale improponibilità ambientale, sembra che siano stati indicati più per provocare le reazioni dei cittadini in modo da creare tensioni sociali e gravi situazioni emergenziali nel territorio regionale. La conseguente crisi ambientale regionale, acuitasi nel dicembre 2007, è ancora attualmente molto seria ed ha determinato consistenti ripercussioni sull’assetto socio-economico. Rileggendo l’ordinanza n. 3639 dell’11 gennaio 2008 con la quale è stato incaricato il Dr. De Gennaro si riscontra che la sua nomina si fonda sulla “…estrema gravità della situazione emergenziale in atto, tenuto conto delle tensioni sociali che impediscono la localizzazione degli impianti a servizio del ciclo di smaltimento dei rifiuti con riflessi dannosi di portata imprevedibile per la salute delle popolazioni della regione, e la conseguente necessità di procedere immediatamente allo smaltimento dei rifiuti giacenti o comunque sversati sulle strade e nei territori urbani ed extraurbani…”.

Circostanza veramente singolare dal momento che il suo predecessore si è ben guardato dall’attuare la legge 87 che avrebbe evitato la crisi ambientale e socio-economica; in altre parole, la crisi si è aggravata in seguito alla non attuazione della legge 87 emanata proprio per salvare la Campania dall’emergenza rifiuti. Il Dr. De Gennaro, alla fine del suo mandato ha iniziato a realizzare le discariche che doveva costruire (tra luglio e dicembre 2007) il Commissario di Governo Pansa ben nove mesi prima. Certamente l’inattività di Pansa è stata la causa dell’estrema gravità della situazione emergenziale senza la quale non si sarebbe potuto nominare un nuovo Commissario Governativo che con nuovi poteri speciali ha irregolarmente (sulla base delle leggi ordinarie vigenti) affidato incarichi per la costruzione di nuove e costose opere, sempre in deroga alle leggi che regolano gli appalti di opere pubbliche. Dopo oltre 14 anni di inconcludenti azioni attuate da vari commissari di governo è evidente che in Campania si è giunti ad una spregiudicata istituzionalizzazione dello stato di emergenza ambientale.
In questi anni di "emergenza-scandalo rifiuti" si è ben delineata la seguente filiera.C'è chi ha finanziato profumatamente le strutture commissariali, le opere finora realizzate, i trasporti e smaltimenti di rifiuti vari in Campania, fuori regione e all'estero. E' evidente che le risorse finanziarie utilizzate sono risorse pubbliche e sono state alimentate dalla tassazione dei cittadini. Quindi i cittadini sono i finanziatori che hanno sostenuto il proliferare di tutto quanto ha girato attorno ai commissari di governo nominati dai governi nazionali finora succedutisi ed espressione di varie coalizioni partitiche. C'è chi ha comandato e chi ha eseguito. Il fatto che dopo oltre 14 anni di costosi interventi che non hanno risolto il problema rifiuti in Campania e che i governi non abbiano mai fatto chiarezza sulle cause che impedivano la risoluzione dell'emergenza, reiterando ciecamente gli incarichi a vari Commissari di Governo affidando loro poteri straordinari, può essere attribuito solo al fatto che i governi hanno obbedito a dei comandi imposti da chi aveva forti interessi a mantenere attiva una situazione in grado di facilitare notevoli guadagni.
C'è chi ha guadagnato. Il flusso di risorse finanziarie pubbliche ingoiato dall'emergenza-scandalo rifiuti è stato consistente. Sono stati realizzati impianti che dovevano essere Cdr e che invece sono dei tritovagliatori che non hanno prodotto ecoballe con i requisiti imposti dalla legge vigente. E' in via di ultimazione l'inceneritore di Acerra in un sito già attualmente inquinato oltre i valori previsti dalla legge. Sono state realizzate discariche per accumulare rifiuti tal quale prodotti fuori legge dagli impianti definiti Ex CDR dallo stesso Commissario di Governo e dai NOE. Tutte le operazioni connesse all'emergenza rifiuti sono state eseguite da imprese che hanno utilizzato migliaia di persone e tratto notevoli guadagni. Naturalmente vi è riconoscenza da parte di tutti i beneficiati verso coloro che hanno permesso, in vario modo, i guadagni.C'è chi rischia. Rivedendo le cronache degli anni di emergenza rifiuti si evidenzia che gravi inquinamenti ambientali, nelle aree urbane nelle quali i rifiuti giacevano per lunghi periodi e spesso venivano incendiati nelle strade, e nelle discariche eseguite spesso in siti non idonei determinando inquinamento del suolo e delle acque superficiali e sotterranee (ad esempio a Lo Uttaro vicino a Caserta e a Basso dell'Olmo sul fiume Sele) hanno spesso accompagnato l'attività commissariale. Tali evidenti situazioni di inquinamento ambientale hanno ripetutamente determinato la diffusione a scala mondiale di un'immagine regionale squallida con conseguenti danni economici per le attività turistiche ed agricole e produttive in genere. I cittadini campani sono stati sottoposti per lunghi anni a ripetute situazioni di rischio sanitario e spesso non hanno goduto del diritto alla salute previsto dall'articolo 32 della Costituzione Italiana. L'approccio scientifico applicato all'analisi dell'emergenza-scandalo rifiuti mette spietatamente in evidenza che i cittadini campani stanno ancora finanziando la loro autodistruzione. E' singolare che gli stessi cittadini campani hanno finanziato le attività dei Commissari di Governo le cui azioni, di fatto, non solo non hanno garantito la risoluzione del problema rifiuti ma hanno consentito notevoli guadagni per realizzare interventi che hanno incrementato il rischio per la salute e il rischio di inquinamento irreversibile per le risorse ambientali e naturali autoctone.

Il DL 90 del 23 maggio 2008, recentemente trasformato in legge “Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile” fa stancamente e ancora una volta riferimento alla “straordinaria necessità ed urgenza di adottare adeguate iniziative volte al definitivo superamento dell’emergenza nel settore dei rifiuti in atto nel territorio della regione Campania; Considerata la gravità del contesto socioeconomico-ambientale derivante dalla situazione di emergenza in atto, suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali della popolazione della regione Campania, attualmente esposta a rischi di natura igienicosanitaria ed ambientale; Considerate le ripercussioni in atto sull’ordine pubblico;………….”.

L’articolo 2 (Attribuzioni del Sottosegretario di Stato) contiene l’aspetto di maggiore pregio della nuova legge autorizzando a spendere con modalità fuori legge il denaro pubblico, in base alle leggi ordinarie e valide per tutti i cittadini, “Ai fini della soluzione dell’emergenza rifiuti nella regione Campania, il Sottosegretario di Stato, anche in deroga a specifiche disposizioni legislative e regolamentari in materia ambientale, paesaggistico territoriale, di pianificazione del territorio e della difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria, e fatto salvo l’obbligo di assicurare le misure indispensabili alla tutela della salute e dell’ambiente previste dal diritto comunitario, provvede, mediante procedure di affidamento coerenti con la somma urgenza o con la specificità delle prestazioni occorrenti, all’attivazione dei siti da destinare a discarica, così come individuati nell’articolo 9.”

Ricorrendo spregiudicatamente all’esaltazione di una imperfezione della legge 225/1992, laddove non impone un termine temporale massimo al ricorso ai poteri speciali, da 14 anni e sotto gli occhi di illustri giuristi e avvocati delle varie coalizioni partitiche di maggioranza e opposizione, la lobbycrazia sta saccheggiando le risorse economiche nazionali; sta compromettendo le risorse naturali e ambientali e l’assetto socio-economico della Campania, come una sanguisuga avida e spietata che ha come unico fine l’arricchimento che può essere garantito solo dalla non risoluzione dello scandalo rifiuti e dalla conseguente istituzionalizzazione dell’uso dei poteri straordinari che autorizzano a spendere con modalità fuori legge il denaro pubblico.

Si fa presente che dal 1994 i vari Commissari di Governo hanno continuato ad individuare discariche da attivare senza avere un quadro regionale dei siti idonei geologicamente ed ambientalmente. Le scelte sono state estemporanee e spesso sbagliate mancando di una necessaria istruttoria tecnica propedeutica, come dimostrato dalle smentite effettuate, in varie occasioni, dagli stessi Commissari di Governo.
Si ricordano gli errori palesi di individuazione effettuati negli ultimi mesi, a cavallo tra il 2007 e il 2008, quali ad esempio le proposte di discariche da realizzare a Pignataro Maggiore e Carinola in Provincia di Caserta, Morcone in Provincia di Benevento, Ex Manifattura Tabacchi e Pianura a Napoli, Padula e Caggiano in Provincia di Salerno, Somma Vesuviana in Provincia di Napoli. Le estemporanee proposte commissariali sono state riconosciute come errori dagli stessi Commissari di Governo. Se fossero state realizzate tali discariche si sarebbero determinati seri problemi ambientali e gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini che è tutelata dall’Art. 32 della Costituzione Italiana.
E’ il caso di evidenziare anche alcuni fatti strani che rivelano l’improvvisazione con la quale è stato elaborato il D.L. dell’11 maggio 2007 n. 61, trasformato nella legge n. 87. Tale legge prescrive la realizzazione di una discarica nel Comune di Sant’Arcangelo Trimonte in Provincia di Benevento, dove da circa un mese, con oltre un anno di ritardo, è in corso il conferimento dei rifiuti. I cittadini che pensano che l’individuazione del sito nella citata legge discenda da una preventiva e accurata valutazione della fattibilità, in base ad una severa istruttoria tecnico-amministrativa, sbagliano! La proposta di S. Arcangelo Trimonte viene presentata al Commissario di Governo Bertolaso, inaspettatamente, il giorno 9 maggio 2007 (due giorni prima dell’emanazione del decreto legge n. 61 poi trasformato nella legge n. 87/07) con una lettera (prot. N. 0006029) del Presidente della Provincia di Benevento, On. Carmine Nardone, nella quale si evidenzia che vi era una criticità sociale per il sito di Paduli e un contenzioso giudiziario in atto sul sito di Morcone (allora sotto sequestro per una sospetta implicazione di personaggi non proprio trasparenti). In tale lettera Nardone propone il sito di S. Arcangelo Trimonte affermando che “da un primo studio effettuato, sembra che sussistano tutte le condizioni per l’idoneità del sito stesso salvo, poi, verificarle con tecnici nominati dal Comune interessato (non è stato possibile farlo data l’esiguità del tempo a disposizione”. Due giorni dopo il sito è stato inserito nel DL n. 61 e successivamente nella legge n.87 come discarica che deve essere realizzata. Il DL n. 61 ha anche reso disponibile il sito sotto sequestro giudiziario di Morcone che è successivamente stato proposto e fermamente sostenuto da Pansa e dal Presidente Nardone tra novembre e dicembre 2007 fino a quando ne è stata dimostrata la non idoneità per insuperabili problemi geologici.

E’ dovere primario per i rappresentanti di Pubbliche Istituzioni assicurare chenella realizzazione di una discarica, che può avere un notevole impatto sull’ambiente, siano considerati gli obiettivi di proteggere la salute e di migliorare la qualità della vita umana, provvedere al mantenimento della varietà delle specie e conservare la capacita' di riproduzione dell'ecosistema, di garantire l'uso plurimo delle risorse e lo sviluppo sostenibile, di valutare gli effetti diretti ed indiretti sull'uomo, sulla fauna, sulla flora, sul suolo, sulle acque di superficie e sotterranee, sull'aria, sul clima, sul paesaggio e sull'interazione tra detti fattori, sui beni materiali e sul patrimonio culturale ed ambientale, di garantire in ogni fase della procedura l'informazione e la partecipazione dei cittadini.

I poteri “straordinari” devono essere usati in maniera straordinariamente positiva da persone che sappiano governare le situazioni emergenziali con professionalità, prontezza, trasparenza, con i contributi della scienza, della tecnica e sempre ispirati al buon senso.
Solo con l’autorità e l’improvvisazione non si esce indenni da situazioni di emergenza. Si corre sempre più il rischio che per togliere i rifiuti dalle strade si distruggano anche le risorse ambientali con gravi e irreversibili minacce all’assetto socio-economico basato sulle risorse naturali (acqua e suolo).
Va detto chiaramente che il DL 90/2008 (e la legge che ne è derivata) non porta a risolvere lo scandalo rifiuti pacificamente nel rispetto dell’ambiente, delle risorse naturali e della salute di tutti i cittadini.
Conduce inevitabilmente allo scontro sociale e alla inosservanza delle risorse ambientali di importanza strategica per l’assetto socio-economico della Campania.

In tal modo la lobbycrazia continua a fare danni e a fare affari!

13 luglio 2008
Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II

Dove si mette l’inceneritore di Napoli?

Gli amministratori comunali proponendo la realizzazione dell’inceneritore ad Agnano hanno sicuramente scelto il sito che essi ritenevano più idoneo nel territorio di Napoli.
E ora che la localizzazione è stata ritenuta improponibile per vari problemi geoambientali non potranno che proporre siti sicuramente meno idonei.
E’ probabile, pertanto, che l’inceneritore non si potrà realizzare nell’ambito del territorio comunale perché non vi sono siti che possano ospitare l’impianto garantendo la sicurezza ambientale e la salute dei cittadini. L’articolo 8 del DL 90 del 23 maggio 2008 prevede che “Al fine di raggiungere un'adeguata capacità complessiva di smaltimento dei rifiuti prodotti nella regione Campania, il Sottosegretario di Stato è autorizzato alla realizzazione di un impianto di termovalorizzazione nel territorio del comune di Napoli, mediante l'applicazione delle migliori tecnologie disponibili a salvaguardia della salute della popolazione e dell'ambiente.”
Le aree “non urbanizzate” o utilizzabili nel comune di Napoli sono molto poche; escluse quelle ricadenti nelle zone vulcaniche attive; oltre a quella che è già stata presa in considerazione nell’area industriale dismessa di Napoli est si possono individuare due altre aree nella parte settentrionale del Comune tra Secondigliano, Scampia e Chiaiano lungo il confine comunale con Arzano, Mugnano e Marano.
L’area industriale dismessa è caratterizzata, come noto, da un inquinamento del suolo, sottosuolo e della falda ed è circondata da aree urbane distanti alcune centinaia di metri. A sud c’è anche la centrale elettrica. La realizzazione dell’impianto deve essere preceduta dal disinquinamento che è costoso e realizzabile in alcuni anni. Tale area, pertanto, non è immediatamente disponibile.
Nell’area nord di Napoli si trova un’area agricola tra i quartieri di Secondigliano e Scampia, adiacente al carcere e alla superstrada che collega l’Autostrada con il Lago Patria. A poche centinaia di metri si trovano aree densamente urbanizzate del Comune di Napoli e di Arzano. L’impianto, pertanto, confinerebbe con le abitazioni.
Un’altra area agricola si trova tra l’abitato di Chiaiano e Marano e confina con la Selva di Chiaiano, area verde protetta del Parco delle Colline. Anche in questo caso l’impianto si troverebbe a pochi metri dalle abitazioni e in una zona mal servita da strade interessate da traffico caotico.
Nel quartiere di San Pietro a Patierno non vi sono aree distanti dalle abitazioni e raggiungibili con strade percorribili da automezzi pesanti.
E’ agevole prevedere fin da ora che nessuna area potrà risultare idonea per la realizzazione di un inceneritore.
Per Napoli e i napoletani, quindi, non rimane che una soluzione obbligata e realizzabile fin da ora: avviare immediatamente una seria raccolta differenziata, una politica di riduzione degli scarti in entrata, una infrastrutturazione per trattare i residui organici e i materiali riciclabili.
Occorre mettere a punto e iniziare a realizzare un progetto strategico che in due anni consenta di ridurre drasticamente la produzione dei rifiuti urbani.
Il Governo nazionale può sostenere tale progetto dettando i tempi della sua realizzazione e stabilendo le verifiche. Ad esempio, entro due anni la produzione dei rifiuti deve essere ridotta almeno del 70% rispetto all’attuale produzione; altrimenti l’amministrazione comunale verrà commissariata e i cittadini saranno puniti con un incremento delle tasse; queste ultime saranno invece diminuite se l’obbiettivo viene raggiunto.
Tale patto avrebbe un importante significato in quanto richiamerebbe gli amministratori ad un controllato impegno civile nelle loro attività istituzionali, basato sul ricorso alla buona tecnica, sulla scienza, sul buon senso e sul rispetto delle leggi ordinarie, senza malsane aperture alle leggi “straordinarie” che finora hanno determinato solo danni ambientali ed economici ai cittadini campani.

Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Napoli, 09-07-2008

martedì 15 luglio 2008

Summer school di Ideura a Laurino dal 18 al 20 luglio

Cari amici,
vi giro un'iniziativa davvero interessante e ben organizzata: la prossima Summer School di Ideura che si terrà a Laurino dal 18 al 20 luglio.
Spero di essere con i miei amici di Ideura.
Vi giro la mail di invito del mio amico Angelo Aniello De Vita al quale auguro tutti i miei migliori auguri per la splendida iniziativa.
Luigi Esposito
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Ciao a tutti, anche quest'anno è giunto il momento della Summer School.
La terza edizione sarà ancora più ricca di ospiti e di spunti, e siete voi amici, la vostra passione politica e civile, la vostra stima nei nostri riguardi, a darci la giusta carica per fare le cose in maniera sempre migliore.
Volevo perciò ringraziare in particolar modo Marco Sansone che, con la consueta professionalità, ha perfezionato un programma che rende la nostra, come magnificamente dice Carmine Pacente, "fabbrica di idee e di speranza", la scuola estiva politica più importante della provincia di Salerno.
Si sta realizzando anche l'altro nostro obiettivo: coniugare due realtà alquanto diverse come Milano e Salerno, la partecipazione dell'amico senatore Galperti ne è un lampante esempio.
Chiudo con la mia speranza: davvero vorrei che da questa summer school possano emergere spunti ed idee da mettere fattivamente in campo per l'avvenire nostro e del Cilento; questa creatura di appena cinque anni, Ideura, ha fatto passi da gigante, ma, col vostro aiuto (so che addirittura già si prevedono oltre 100 presenze!!!) crescerà ancor dipiù!
Grazie di cuore e a presto a Laurino!
Un abbraccio,
il responsabile organizzativo di Ideura
Angelo Aniello De Vita

P.S.IL PROGRAMMA DETTAGLIATO CON I DIVERSI PACCHETTI SUMMERSCHOOL LI POTETE TROVARE SUL SITO http://www.ideura.it

mercoledì 18 giugno 2008

Gli scugnizzi dei Quartieri si fanno l'autoscatto: ecco come si vedono

I ragazzi dei vicoli diventano fotografi: mostra a Largo Baracche da mercoledì 18. Con le telecamere di France 2

Video 1 del backstage
Video 2 del backstage
Foto: Flash sui Quartieri: facce, vicoli, autoritratti

NAPOLI - «Oye frà, ti mando un po’ di cose sulla mostra, sono tutti ragazzi sans fatica e napoletani, mi arraccomand»: Nicolas Pascarel, fotografo francese di una certa fama, ormai è irrimediabilmente napoletano. Nel senso che Napoli gli è entrata nel sangue, dopo mesi trascorsi ai Quartieri Spagnoli per un workshop di fotografia alla Sabu di Largo Baracche, pensato per una diecina di giovani di «un fazzoletto di terra metropolitana che va da Barracche (la mitica trattoria Nennella, ndr) a via Chiaia, passando per la bella vasca di via Toledo: in tutto 500 metri sui quali lavorare di fantasia.

Questo è il tessuto, dice Pascarel, l’itinerario, l’inizio e spesso anche la fine di una storia senza sogni, un vero ghetto sotto il cielo azzurro di Napoli». Ragazzi di vita, così il fotografo definisce i suoi allievi, «quasi tutti fuori della scuola, senza regole, obbligo», iniziati alla fotografia. Che significa tanto per i confinati nel “ghetto”, la città d’o scuro per dirla alla Erri De Luca, ignorata dalla Napoli deodorata del tutto indifferente alla propria storia ed ai monumenti che cascano a pezzi proprio in questi vicoli, figurarsi agli uomini. Quindi la fotografia «è prima di tutto un incontro con se stesso in rapporto allo straniero, una curiosità verso l’altro, una passerella verso l’ignoto» o verso un rimosso, verso il recupero della consapevolezza di una negazione subita dall’altra città, dove anche l’indigeno è straniero, crede Pascarel. Che sembra il campione olimpionico Maddaloni quando ricorda che per questi giovani non esiste, in tutta Napoli, nemmeno la possibilità di fare sport gratuitamente. «Perciò abbiamo tanto camminato alla scoperta di tutto e di niente in una città dove quasi nessuno cammina. Spesso loro si sono autofotografati in questi posti lontani eppure quotidiani. Tante volte, perché l’autoritratto è il primo passo dell’adolescente verso il sognare, la scoperta di un desiderio nascosto, di un’immagine celata di sè».

Stranieri in casa, insomma, ma non più attraverso gli scatti di riappropriazione non violenta ma più efficace, simbolica, dell’appartenenza al territorio. Il lavoro del workshop è diventato una mostra intitolata, a scanso di equivoci, “Ncoppa ‘e Quartieri”, che inaugura mercoledì 18 giugno alle 19.30 nel centro culturale di Largo Baracche (alle spalle di Nennella) con proiezione, alle 22.30, di un documentario en plein air su piazza Largo Baracche (uno dei tanti film prodotti durante il workshop già visibili su youtube e GoogleVideo digitando “Fotoasia” o “Ncoppa e quartieri”) girato da Gianni Iannitto e Pascarel per l’associazione Sabu presieduta da Giuseppe Ruffo con gli educatori Massimiliano Esposito e Francesco Baldi. Ci saranno anche le telecamere di France 2 all’inaugurazione, mercoledì, per riprendere Vincenzo, Giannino, Luca, Charlie, Sasà, Antonio, Giuseppe, Biagio e Carmine, gli allievi di Nicolas. Per una volta il telegiornale dell’emittente nazionale d’oltralpe parlerà bene di Napoli e dei napoletani, ma per merito di un francese.

Il corso di tre mesi (4 ore per due giorni alla settimana) prodotto da TandemGeneration nell’ex rifugio antiaereo in un anno diventato polo d’attrazione metropolitano («'Ncoppa e Quartieri/Alla ricerca della memoria, luoghi e persone») si proponeva d’insegnare la tecnica fotografica e l’utilizzo della camera «come strumento di sensibilizzazione e curiosità nei confronti della realtà circostante» ai ragazzi fra i 14 e 17 anni. Allo studio tecnico ed alle presentazioni di opere ed autori con proiezioni di film che indagano il rapporto della fotografia col sociale e le culture popolari, si sono alternate uscite in strada per reportage alla maniera di Bresson, «per raccontare, attraverso le immagini, la memoria, il desiderio ed il proprio vissuto personale» e molte visite (filmate dagli allievi) alle mostre in città e fuori città, al Madre come a Pompei.

La “tesina” è una storia fotografica in 20 immagini sul soggetto assegnato, i Quartieri, appunto. Gli scatti selezionati ed elaborati che ora fanno parte della mostra saranno esposti anche a Roma. Pascarel, fotografo e antropologo parigino, ha già fatto scuola soprattutto in Paesi asiatici segnati da dittature e miserie, dove continua a tenere mostre e workshop con ambasciate e centri culturali. In particolare dal 2000 al 2004 ha lavorato in Cambogia collaborando con le Ong sul reinserimento dei bambini di strada (street childrens) e sulla prevenzione dell’Aids tra gli adolescenti con problemi di droga e prostituzione. Ha lavorato con l’Ambasciata di Francia in Cambogia per il primo corso di fotografia dell'Accademia Reale di Belle Arti di Phnom Penh. Il suo lavoro sulla “memoria” cambogiana, Oriented, è stato esposto in personale al Museo di Roma in Trastevere al Festival Internazionale della Fotografia 2005. Dal 2004 lavora su progetti di cooperazione internazionale in Vietnam e Thailandia. Nel 2005 ha creato l’associazione FotoAsia che promuove giovani fotografi asiatici e realizza workshop di 10 giorni quattro volte l’anno in Vietnam e Cambogia (www.fotoasia.org).

Luca Marconi
17 giugno 2008

Articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno online

martedì 17 giugno 2008

Giugliano tossica: laghi di percolato vicini a fragole, pescheti e mercato ortofrutticolo

Del Giudice (Legambiente): mancano assolutamente i controlli. L’Arpac? Assente. Non c’è certezza su ciò che viene fuori dalla terra

NAPOLI - «Che belle queste pannocchie, complimenti». «Dottò, non sapete quanto ho penato. Su questo campo ho provato a far crescere di tutto: frutta, verdura, ma l’unica cosa che cresce bene è il granone e non so perché. Qua sotto c’è gas. No, questa roba non la do ai cristiani, ci fanno il mangime, la mangiano le bestie. Quali? Le vacche e le bufale». Di Giugliano, terra dei fuochi, dei Cdr e delle discariche e pure delle mele annurche, pesche, susine e fragole, tantissime fragole ora che è stagione, non si è detto tutto. Ad esempio, del suo mercato ortofrutticolo, l’altro giorno controllato dai Nas, si parla poco.
Della proporzione tra campi usati per le immondizie e quelli coltivati, quasi tutti gli altri malgrado le ordinanze di divieto per l’acqua dei pozzi firmate dall’ex sindaco Taglialatela, pure non si parla. Gli addetti ai lavori intercettati dalla Dda lo chiamano "effetto Vajont": un nuovo sversamento di tonnellate di immondizie nella discarica di Masseria del Pozzo certamente farebbe tracimare percolato nelle campagne.

VELENO
- Cos’è il percolato? Basterebbe bere una goccia di questo liquido nero ribollente di biogas, un concentrato di batteri e metalli pesanti, per avvelenare mortalmente un uomo. Ai bordi della discarica di Masseria del Pozzo, a ridosso di serre e frutteti distanti 15 metri, scorre un fiumiciattolo nero fino ad un laghetto di percolato che sviluppa bollicine continue. E’ biogas. Sono sei o sette i laghetti putridi nell’invaso. «Ma quali laghetti», corregge un geologo, Gianluca Minin, direttore tecnico della Ingeo, a Giugliano per indagini ambientali: «Quelli sono la punta dell’iceberg, vuol dire che per almeno venti metri in profondità c’è percolato e immondizia intrisa di percolato. E tutto questo peso può sfondare i teli di sicurezza dell'invaso e provocare perdite». Quindi Minin indica le alte serre con pescheti e nespole a pochi passi. E registra tutto con una videocamera (guarda). In un raggio di 30 chilometri da Masseria del Pozzo, distante appena 1,5 km dal grande mercato ortofrutticolo di Giugliano, si contano sei discariche legali ricche di laghetti di percolato visibili dal satellite e campi di ecoballe circondati da coltivazioni. Altro che fuga di contadini. Le serre sono attaccate alle discariche. Proprio in quest’area già nel 2005 e 2006 l’ex sindaco di Giugliano Taglialatela ha vietato l’uso di alcuni pozzi a raso, da Tre Ponti di Parete a Sette Cainati:«Erano pozzi-spia ma anche pozzi distanti dalle discariche», racconta Taglialatela. Contaminati da arsenico e mercurio, secondo i rilevamenti Arpac e Apat al quale avrebbero dovuto far seguito conclusioni preliminari agli interventi di bonifica. «Li stiamo ancora aspettando», dice Taglialatela.

I VIGILI? IN MANETTE - Intanto chi avrebbe dovuto controllare l’applicazione dell’ordinanza sindacale? I vigili. Azzerati a maggio dalle indagini della Squadra Mobile di Napoli e della Digos che ne ha arrestati 23, con tecnici comunali, con accuse di corruzione, tangenti e minacce. A Giugliano non è come ad Acerra, dove le condotte di irrigazione sono state sigillate per volontà del sindaco e scassinate e riaperte (come mostra il film Biutiful Cauntri). Qui i pozzi andrebbero tombati col cemento. «Non sono solo le discariche a minacciare i campi. Io ricordo sversamenti e seppellimenti abusivi, in zona, già dagli anni '80», dice Taglialatela.

FRUTTI E PANNOCCHIE - Ma questi frutti della terra, allora, sono buoni? Sono sicuri? Andiamo a vedere. Con Minin lasciamo i laghetti di percolato per le campagne. Poco distante da Masseria del Pozzo, c’è il bel campo di granone con pannocchie enormi. Il geologo però sente puzza di gas. Facciamo i complimenti al contadino. Che allarga le braccia: «Dottò, non sapete cosa ho penato, qua ho provato a farci crescere di tutto». Altre colture non hanno avuto la buona resa del granone a causa dell’inquinamento del terreno intriso di gas, racconta il fattore. Le pannocchie invece hanno reagito bene.

VERSO ROMA E FIRENZE - Il buonuomo racconta anche che, in zona, ci sono molti altri contadini che coltivano ortaggi e frutta su campi sotto i quali, a suo dire, in passato avrebbero seppellito rifiuti e che «essendo conosciuti in zona, non possono portare i prodotti al mercato locale, ma sono costretti a spedirli ogni giorno ai mercati di Roma e Firenze». Poi il fattore indica campi vuoti, poco distanti, col terreno così soffice che «non è possibile passarci col trattore perché affonda, avete presente le sabbie mobili? E’ colpa del (bio)gas», dice. «Impossibile», ribatte il geologo Minin. Allora il contadino indica altri campi a Sud-Est di Masseria del Pozzo, in prossimità di una casetta, dove giovani nomadi giocano col biogas che fuoriesce dal terreno accendendo fiammelle. «Invece credo - spiega il geologo - che cedimenti così rilevanti su quel terreno possano dipendere solo dal fatto che vi siano stati sepolti rifiuti che si sono compattati nel tempo, anche con la produzione di percolato e biogas; il suolo appare, quindi, integro in superfice, ma la struttura è priva di consistenza, è come un edificio con mattoni mancanti, quindi il carico di un trattore provoca il cedimento». Camminando in prossimità del perimetro esterno delle discariche, in alcuni appezzamenti con serre ed alberi da frutta, ecco diversi pozzi allacciati ai tubi di mandata per l’emungimento dell’acqua di falda, di sicuro utilizzati: sono a vista i cavi elettrici dell’impianto di alimentazione della pompa e gli allacci ad un sistema di tubature che porta l’acqua ai campi. L'ex sindaco Taglialatela l’aveva detto: «Nella maggior parte dei casi, i superamenti dei valori di sicurezza dell'acqua dei pozzi interdetti era dovuta a fattori inquinanti, ritengo anche per lo sversamento abusivo di rifiuti tossico-nocivi, una storia che va avanti dagli anni '80. Se annaffiano dai pozzi vietati? E’ una eventualità che può accadere, il rischio c’è». E chi garantisce i prodotti del mercato ortofrutticolo adiacente? «La normativa fortunatamente prevede la tracciabilità dei prodotti». Quindi se vengono da queste terre, innaffiati da questi pozzi, sono sicuri?

IL MERCATO ORTOFRUTTICOLO - «Arsenico e mercurio, questo fu trovato in alcuni pozzi», precisa Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania e protagonista del film Biutiful Cauntri, che pure non lesinando denunce agghiaccianti fa attenzione a non colpire troppo duramente i contadini della “sua” terra. Quale? Quella del mercato ortofrutticolo più grande della regione. «Ma oggi ridotto del 30 per cento delle potenzialità. Però i prodotti sono buoni», dice Del Giudice. Ma come? E il biogas ed il percolato? Ed i pozzi vietati? «In realtà, sono molto preoccupato. Mancano assolutamente i controlli. L’Arpac è assente. Non c’è certezza su ciò che viene fuori dalla terra. I contadini hanno paura di finire in mezzo alla strada. Sui campi c’è una situazione a macchia di leopardo, abbiamo anche zone dove non cresce nulla accanto a vecchie discariche dove non è stata fatta la captazione del biogas. Molti contadini sono sfiancati da vertenze legali aperte senza l’appoggio di nessuno».

MASSERIA DEL POZZO - E la Coldiretti? «Chieda alla Coldiretti. Difficilmente ci siamo incontrati, una parolina in più potrebbe uscire. Solo Legambiente si è costituita in questi procedimenti. I contadini di qui, poi, sono soprattutto affittuari. Li hanno ereditati, i terreni dove hanno seppellito rifiuti». E di chi sono? «I maggiori proprietari sono tutti della Napoli-bene». Su alcuni campi non cresce niente? Eppure Masseria del Pozzo, la discarica con 7 laghetti di percolato, è circondata da serre e coltivazioni ed è ad 1km e mezzo dal mercato ortofrutticolo. Le colture occupano l’85% del terreno sgombro dai rifiuti nell’area di 30 km quadrati che comprende Taverna del Re, gli invasi Resit-Scafarea con rifiuti speciali e urbani provenienti anche dal Nord (vedi l’inchiesta “Green” della Dda sulla Resit: 2 km quadrati di rifiuti che hanno bruciato per due giorni, il 24 e 25 giugno 2007, coprendo di nerofumo ettari di piante e serre e uccidendo sul colpo diversi animali coi miasmi della discarica già sotto sequestro, che già nell’agosto 2003 fu oggetto di attacchi: 50 mila ecoballe in fiamme), Masseria del Pozzo e Schiavi-Novambiente (dell’imprenditore ora collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo, che sta raccontando alla Dda il traffico e il tombamento di rifiuti tossici del Nord e conciari proprio in questi appezzamenti e discariche dall’87 al 2006 per ordine dei Mallardo e Bidognetti), Riconta, Torretta Scalzapecora e più giù Settecainati (a 5 km dal mercato, sequestrata il 3 agosto 2004 dal Tribunale che ravvisava rischi per gli abitanti), l’impianto di Cdr e campi di ecoballe. Non cresce niente sui terreni inquinati? L’altro giorno il sindaco di Acerra, Espedito Marletta, ha sequestrato con ordinanza 15 mila metri quadri di terreni fertilissimi nelle località Calabricito (Montefibre) e Frassitelli (depuratore) con cavolfiori e ortaggi splendidi tuttavia inquinati da piombo e cadmio secondo Apat e Arpac.

SUCCHI DI FRUTTA - I prodotti che arrivano al mercato di Giugliano sono buoni o c’è rischio? La Coldiretti, il rischio, non lo smentisce affatto. Il responsabile locale è una brava persona, Vincenzo Di Nardo: «Bisogna stare attenti, il problema rifiuti c’è e attendiamo le bonifiche. Non possiamo dire che il mercato sia supersicuro e ben vengano i controlli dei carabinieri del Nas che l’altro giorno hanno prelevato campioni al mercato. In porzioni di territorio sono stati trovati veleni. Ma io stesso sono produttore di pesche e le mangio coi miei nipoti. Non voglio dire che il mercato è sicuro al cento per cento, in un paese come Giugliano, 150 mila abitanti, il delinquente c’è». E se qualcuno ha irrigato coi pozzi vietati? «Ma quest’anno tutti i prodotti sul mercato non hanno avuto bisogno di irrigazione». Come? «Insomma, la mela marcia c’è ma i prodotti per la maggior parte sono buoni. Bisogna stare attenti». E come? «Al mercato la prima selezione già viene fatta dal produttore. Quello che non va al nostro mercato, che è uno dei più grossi, va all’industria». E cosa va all’industria? «Ad esempio i prodotti più grandinati, quest’anno c’è stata grandine». Quelli più ammaccati? «Si». E quali? «In questo momento raccogliamo molte fragole. I prodotti selezionati per le industrie vanno alle aziende di trasformazione in Italia e Europa, ce n’è anche qualcuna campana. Albicocche, ciliegie ed altro diventano marmellate e succhi».

Luca Marconi
13 giugno 2008
Articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno online

martedì 10 giugno 2008

Chiaiano: perchè il quotidiano “La Repubblica” diffonde notizie false?

"Allego una breve nota relativa alle notizie false divulgate dal quotidiano "La Repubblica" in data odierna. Il Commissariato di Governo è stato costretto ad emettere un comunicato di precisazione che conferma quanto sintetizzato nella nota che vi allego.
Dopo questi eventi strani che coinvolgono un prestigioso quotidiano nazionale, che impegna ben quattro pagine nazionali e locali, ci si chiede: perchè accadono fatti simili banali, sciocchi ma estremamente preoccupanti?"

Cari saluti
Franco Ortolani

“La Repubblica” odierna (9 giugno 2008) in ben due articoli a pagina 16 e nella prima pagina dell’inserto regionale campano, preannunciati in prima pagina nazionale, diffonde notizie palesemente false circa i risultati delle indagini geologiche in corso nella cava del Poligono di Chiaiano inserita tra i siti in cui realizzare una discarica per rifiuti urbani e pericolosi nell’ambito del DL 23 maggio 2008, n. 90.
Sono riportate notizie false circa la natura delle rocce attraversate dal sondaggio: fino a ieri, infatti, non è stata riscontrata la presenza di lava nel sottosuolo.
Anche se ciò si verificasse, come accaduto oggi pomeriggio (9 giugno 2008), deve essere ben chiaro che la lava non costituisce un livello impermeabile in quanto sempre fratturata, bollosa e discontinua. Del resto il sottosuolo del Somma-Vesuvio, costituito da vari livelli di lava, rappresenta un importante e ben noto serbatoio idrico sotterraneo che alimenta anche usi idropotabili.
Deve essere ben chiaro a tutti i cittadini che fino ad oggi 9 giugno 2008 non si è reso disponibile nessun nuovo dato, tranne la stratigrafia del sottosuolo grazie alla perforazione che deve raggiungere la falda idrica, non ancora rinvenuta ad oltre 120 m di profondità dal piano campagna; quest’ultimo si trova a quota superiore di circa 15 m rispetto al fondo della cava (+180 mslm).
Nella relazione elaborata dallo scrivente, la falda, sulla base dei dati bibliografici, è prevista a circa 150 m dal fondo della cava.
I cittadini devono sapere che le rocce presenti nel sottosuolo sono caratterizzate da una notevole permeabilità per porosità e fatturazione evidenziata anche dal loro comportamento durante le copiose precipitazioni piovose dei giorni scorsi (6 e 7 giugno); benché siano caduti circa 100 mm di acqua piovana (in un anno ne precipitano mediamente circa 800 mm) le rocce costituenti il fondo della cava del poligono hanno assorbito agevolmente l’acqua smaltendola rapidamente verso la sottostante falda.
E’ assolutamente falso, quindi, l’affermazione che nel sottosuolo vi siano rocce impermeabili.
I cittadini si chiederanno: ma perché un prestigioso quotidiano come “La Repubblica” diffonde notizie palesemente false in un momento delicato, pieno di preoccupazioni e di attenzioni?
La Repubblica è stata ingannata da qualcuno che ha “venduto” al giornale notizie false o sta autonomamente creando confusione, sconcerto e sta aggravando lo stato di non credibilità dei rappresentanti delle istituzioni seminando prematuri allarmismi nel tentativo di avvalorare una insostenibile e anomala scelta (la discarica nella cava di Chiaiano) fatta, come è noto, senza alcuna istruttoria tecnica propedeutica e preliminare?
Per concludere si afferma che il “carotaggio” non è terminato come sostiene “La Repubblica” e che nessun nuovo dato, accertato e validato da geologi competenti e non da burocrati pasticcioni, è emerso.
Come cittadino stigmatizzo il comportamento de “La Repubblica” che pure riceve finanziamenti pubblici e richiamo l’attenzione delle persone istituzionalmente preposte a garantire una corretta informazione affinché adottino tutti gli interventi necessari e tesi a tutelare una corretta e verificabile informazione.

Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Università di Napoli Federico II
Componente del Comitato Tecnico proposto dai Comuni e autorizzato a seguire gli accertamenti tecnici relativi alla idoneità geologica del sito della cava del poligono di Chiaiano
Napoli 9 giugno 2008