Il servizio di informatizzazione degli uffici giudiziari (denominato ATU, Assistenza Tecnica Unificata) ha avuto inizio e si è diffuso sul territorio a partire dal 1989, con l’entrata in vigore del nuovo Codice di Procedura Penale.
Questi tecnici (cd. sistemisti esterni) delle società appaltatrici, rappresentano il fondamentale (a detta degli stessi magistrati) punto di riferimento di qualunque problema di natura informatica di Procure e Tribunali Civili e Penali. Si tratta di impiegati che lavorano 8 ore al giorno in gestione di server, database (anche secretati), amministrazione reti, gestione e manutenzione di parchi software ed hardware, formazione ed altro, in rapporto diretto con gli operatori degli Uffici Giudiziari. Si tratta di personale che ha una funzione della massima importanza e che coopera – senza duplicazione di compiti – con gli informatici interni, assunti a partire dal 2000 dal Ministero della Giustizia, con mansioni di organizzazione e controllo delle attività informatiche.
GENNAIO 2007:
· La Finanziaria del Governo introduce norme per favorire l’emersione dei cocopro irregolari ma nonostante ciò l’impatto sulla fetta di consulenti utilizzati su ATU è praticamente nulla, le società continuano ad eludere la normativa ed il Ministero della Giustizia continua a far finta di nulla, seppur ufficialmente informato dal Sindacato Rdb/Cub.
· Il Ministero della Giustizia di concerto col Ministero della Funzione pubblica traccia le linee guida per il futuro dell’assistenza sistemistica, chiaro l’intento di tagliare le risorse umane ma come al solito nessuno ci crede finchè questo non inizia ad avvenire.
· Il Sindacato Anipa/Ugl chiarisce gli equivoci e si schiera in appoggio della stabilizzazione dei tecnici ATU.
· La firma del “Memorandum di intesa sul lavoro pubblico” tra Governo e Sindacati, nella parte in cui si parla di reinternalizzare i servizi “core” esternalizzati, dà speranza ai princìpi da sempre affermati dal Comitato.
FEBBRAIO 2007:
· I giornali locali cominciano ad interessarsi alla questione ATU, in particolare della delicata situazione in Campania, Puglia e Molise.
· Il Sottosegretario alla Giustizia con delega all’informatica, Sen. Alberto Maritati convoca il Sindacato Rdb/Cub ed il Comitato per ascoltare una sintesi delle problematiche, ma dalle parole rassicuranti non si passerà ai fatti.
MARZO 2007:
· Il giorno 30, a Roma, Rdb/Cub durante lo sciopero/manifestazione dei dipendenti pubblici porta con sè il rappresentante nazionale del Comitato a colloquio col Ministro della Giustizia, Sen. Clemente Mastella. Niente di buono da questo incontro, il Ministro appare distratto e disinteressato, più sensibile il Sottosegretario Luigi Scotti.
· Un altro esponente del Comitato, sempre insieme ad Rdb, incontra il Presidente della Commissione Lavoro della Camera, On.Gianni Pagliarini, totalmente ignaro della problematica.
APRILE 2007:
· Il Sindacato giustizia Uidag di Napoli pubblica un articolo sui lavoratori ATU e promette sostegno alla loro vertenza.
· Il quotidiano nazionale “Il Manifesto” pubblica la storia degli informatici ATU, primo giornale nazionale a parlare di “lavoratori” e non di un asettico “servizio”.
MAGGIO 2007:
· La Cgil nazionale giustizia scrive al Capo Dipartimento Claudio Castelli in sostegno dei lavoratori ATU, a seguito dell’interessamento della struttura campana la Uidag nazionale giustizia scrive a vari esponenti del Ministero per lo stesso motivo.
· Comunicati stampa annunciano per la prima volta il DDL 2873, contenente tra l’altro 2800 nuove assunzioni nella giustizia, si parla anche informatici, ancora una volta non si parla di alcun riconoscimento alla attività degli ATU nel percorso di queste assunzioni.
· 31 Maggio 2007: viene discussa l’interpellanza urgente promossa dal Comitato ed a firma di 34 parlamentari alla Camera, il Governo riconosce di fronte al Paese l’importanza degli ATU, promette più controlli sulle aziende, clausola di salvaguardia nelle prossime gare e corsie preferenziali per l’integrazione nel Ministero degli ATU.
GIUGNO 2007:
· Comincia la rivolta dei lavoratori Consit in Campania/Puglia/Molise, i Sindacati aziendali denunciano, la stampa pubblica la notizia degli stipendi arretrati da alcuni mesi.
LUGLIO/AGOSTO 2007:
· La Consit annuncia il ritiro dalla Commessa ATU, adducendo la responsabilità a pressioni del Ministero, il consorzio Ois annuncia il subentro di Gruppo Sirfin Spa in sostituzione di Consit. I Sindacati confederali metalmeccanici scrivono a Ministero della Giustizia e del Lavoro preoccupati per il destino dei circa 100 informatici, messi in mobilità.
· Si comincia a parlare di SPC, in mezzo a tante conferme e smentite, incredulità ed i soliti tentativi di copertura da parte di chi ha interesse a tenere calme le maestranze.
· Il quotidiano “La Repubblica” riporta una lettera di un collega ATU.
SETTEMBRE 2007:
· Arriva la conferma: ATU verrà rimpiazzata da SPC, nessuna certezza né tutela per i lavoratori, le promesse del Governo vacillano.
· Rdb proclama lo stato di agitazione su tutto il territorio nazionale, scoppia uno sciopero generale di una settimana in Campania/Puglia/Molise proclamato congiuntamente dai Sindacati confederali locali ed il Comitato. Caos negli uffici giudiziari, ispezioni ministeriali in tilt, giornali e tv locali pubblicano la notizia, la trasmissione di Rai 3 “Report” accorre sul posto girando un lungo servizio ed intervistando Informatici, Sindacalisti e Magistrati.
· L’ANM distrettuale prende ufficialmente posizione in sostegno dei lavoratori ATU.
· Le società tentano con ogni mezzo di far pressione sui lavoratori per farli tornare ma senza successo, il Direttore Generale dei sistemi informatici del Ministero (DGSIA), Cons. Sergio Brescia convoca allora i lavoratori a Roma.Una delegazione mista del Comitato/Sindacato ed aziendalisti viene quindi accolta e rassicurata che l’impatto di SPC non sarà così traumatico come ritenuto. Il Ministero promette attenzione, lo sciopero rientra.
OTTOBRE 2007:
· La stampa locale e nazionale riporta ancora notizie sugli ATU e le loro movimentazioni appena trascorse.
· Ascoltati in Commissione Giustizia alla Camera, relativamente al DDL 2873, i Sindacati confederali giustizia perorano la vertenza degli informatici ATU.
· Il Consiglio di Stato, come preannunciato, in seguito alla posizione del Ministero della Giustizia “cancella dal ruolo” la famosa, vecchia, gara nazionale. SPC può a tutti gli effetti entrare in vigore al posto di ATU.
· Il Capo Dipartimento Claudio Castelli scrive a tutti i Sindacati giustizia una lunga lettera per rassicurarli sulla bontà del nuovo assetto informatico e mostrare interesse per la sorte dei lavoratori ATU nel passaggio ad SPC.
NOVEMBRE 2007:
· Dopo il solito lavoro relazione in “background” fatto dal Comitato, vengono presentati 3 distinti blocchi di emendamenti (2 da Parlamentari di maggioranza, 1 dall’opposizione) al DDL 2873 per cercare di introdurre riserve di posti per l’internalizzazione degli informatici ATU, in linea con quanto promesso dal Governo, ma anche le ultime promesse si sciolgono come neve al sole. La Commissione Giustizia della Camera infatti respinge e/o invita al ritiro tutti gli emendamenti, riproposti in Finanziaria e respinti anche lì.
· Il Ministero della Giustizia annuncia la presentazione di un emendamento per valutare nei concorsi il servizio prestato anche come esternalizzati, ma anche questo emendamento sparisce.
· La trasmissione “Report” intanto non manda in onda il servizio girato a Napoli durante gli scioperi, censura o scelta?
DICEMBRE 2007:
· Finale drammatico per un anno denso di avvenimenti. SPC entra a Gennaio e già porta con sé un primo, sensibile, taglio. Su tutto il territorio nazionale avvengono una serie di licenziamenti di cocopro e tempo determinato, tutti irregolarmente sfruttati da anni, i lavoratori si chiedono che fine abbiano fatto le rassicurazioni del Ministero. Nelle 3 Regioni più martoriate d’Italia intanto si gioca una partita al fotofinish tra la Consit ed i lavoratori messi in “mobilità volontaria”, solo coloro che fino alla fine faranno gruppo col Sindacato avranno l’intera buonuscita dalla società.
Troppe bugie e promesse non mantenute, gli informatici ex-ATU proseguono con molta meno fiducia negli interlocutori Istituzionali.